CONVERSIONI (quando una catechista cattolica svela il suo passato in Abissinia)

-“Addis Abeba significa nuovo fiore. Quanto amavo il sole, il profumo dell’aria. Nel pomeriggio la luce filtrava dalle persiane chiuse, mettevo un vinile sul grammofono e danzavo in sottoveste nella mia camera. Non ero una brava danzatrice, ma dopo aver raggiunto un posto in Africa tutto sembrava possibile e sognavo di esserlo. Non immaginavo che l’Impero sarebbe crollato. Ho smesso di danzare da allora…”

CONVERSIONIgiuoco

Mi chiamo Fax Mac Allister, sono nato in un castello ma non sono ricco, sono semplicemente il nipote dei custodi. Nel Colinshire, dove io sono cresciuto, non importa a nessuno quale sia il tuo gruppo sanguigno,
SEI CATTOLICO O PROTESTANTE…
Questo ti rende puro o marcio.
Anno 1990, ogni Martedì pomeriggio la sequenza si ripropone immutata.
Selva, mia madre, è nella sala giorno del nostro appartamento nel castello. L’eco dei passi avanza dal corridoio, la porta si spalanca, entro io, lancio il libro del catechismo che plana sul tavolo e precipita sul pavimento
– “ Io non ci vado più al catechismo cattolico!”-

Lei, assaporando l’amaro déjà-vu -“Fax, raccogli subito quel libro!”-

-“ Tutti i miei amici vanno al catechismo anglicano, anche la nonna Laura è anglicana, perché io no?”-

-“Perché io e papà siamo cattolici e un po’ italiani! Dobbiamo discuterne ogni Martedì?”-

-“Io la odio quella catechista idiota!”-

-“Cosa è successo ancora con Agata?”-

-“Quella vecchia ha detto che Dio premia i buoni. “-

-“E cosa c’è di sbagliato?”-

-“Ha tirato fuori le caramelle per tutti e solo a me non l’ha data. Ha detto che a casa le aveva contate giuste e che la mia caramella l’ha fatta sparire Dio perché non sono buono.”-

-“E’ la cosa più stupida che abbia mai sentito! Direi invece che Dio ti ha voluto salvare dalla carie. ”-

-“Agata mi ha fatto ripetere un Atto di dolore in piedi mentre gli altri mangiavano le caramelle, poi ho dovuto raccogliere le carte e buttarle nel cestino.”-

–“Ti ha fatto fare questo?”-

-“Dice che noi Mac Allister non sappiamo cosa sono i sacrifici perché viviamo in un castello.”-

-“Basta, è troppo…”-

Si precipitò fuori dal soggiorno e ricomparve con indosso il pastrano.
-“Vado giù al villaggio. Sali dai nonni e aspettami lì.”-

Appena conosciuta Agata Perego, ebbi la vaga sensazione che non sarebbe stata una mia estimatrice. Allora avevo sei anni, sedevo sui banchi della chiesa cattolica di Gardar per la prima lezione di catechismo. I miei compagni di classe italiani non mi parlavano perché la mia famiglia è un misto di anglo-latini. Agata fece l’appello in ordine alfabetico, ma il mio nome venne pronunciato per ultimo dopo i cognomi Traniti e Zorra.

Alzai la mano per suggerirle –“Mac Allister comincia con la M. Non è l’ultima lettera.”-

–“Avete sentito? Non sono mai stata umiliata così tanto in vita mia. Questo bambino pensa di essere superiore perché di cognome fa Mac Allister e la sua famiglia vive in un castello.”-

–“No, ho solo…”-

-“In nome del cielo! Non ho mai conosciuto un bambino più sguaiato.”-

-“Ma io non…”-

-“Maria Vergine, proteggimi da questo arrogante! Noi ti ospitiamo nella nostra chiesa e tu ci ringrazi così? E’ proprio tipico di voi.”-

Tornai al castello in lacrime. Mio padre le chiese delle spiegazioni quello stesso pomeriggio.

Sette giorni dopo Agata lesse il mio cognome rispettando l’ordine, però pontificò
-“La bellezza sta nelle cose semplici e tradizionali. E’ un nome Fax? Nessuno si chiama così.”-
Odiavo quelle ore di indottrinamento ottuso e timorato.
La situazione andò avanti in questo modo per due anni, fino a quel Martedì pomeriggio.
Fomentato da mia sorella Melissa immaginavo la mamma tornare al castello ferita e graffiata. Io, mosso da gratitudine, le avrei detto –“Corro a prendere bende e disinfettante!”-

Lei mi avrebbe risposto –“No, prendi una vanga, prima dobbiamo seppellire il cadavere di Agata in giardino.”-

E orgoglioso di mia madre avrei sotterrato il problema del catechismo cattolico.
Invece quando tornò sembrava perfettamente in ordine.

Melissa le corse in contro –“Mamma, hai picchiato Agata Perego? Chi ha vinto?”-

-“Abbiamo solo parlato.”-

-“Non le hai dato neanche un pugno?”-

-“No.”-

-“Però lei ti ha spinta, vero?”-

-“Ma no, Melissa! Fax torniamo di sotto, devo parlarti.”-

A casa nostra lei mi disse –“ Dio non ha fatto sparire la tua caramella, questo lo sai anche tu. Agata è solo una donna sfortunata, non devi reagire alle sue provocazioni.”-

-“Però non è giusto!”-

-“Lo so, ma ha promesso che non ti offenderà più, sembrava sincera. ”-

Ero deluso dall’esito della visita alla catechista. Eppure mia madre si era precipitata al villaggio con l’impeto facinoroso da vendicatrice.
Anche mio padre espresse delle perplessità mentre la aiutava a sparecchiare la tavola–“Tutto qui? Lei tratta nostro figlio come un netturbino penitente e tu le domandi gentile di non farlo più?”-

-“Abel, ho visto la casa di quella donna, piove sul suo letto.”-

-“Questo la autorizza a umiliare un bambino di otto anni?”-

-“Io e te siamo nati dentro case come quella. Ricordi cosa significava ?”-

-“Si, ma non è colpa nostra! Mi sveglio tutte le mattine alle 6, pago le tasse, scelgo tra fare le vacanze estive o risparmiare per la scuola dei miei figli, e indovina un po’? Niente vacanze.”-

-“Lo so benissimo, ma è difficile spiegarlo a chi vive in un tugurio mentre noi abitiamo in un castello.”-

-“Selva, quella gente mi detesta da prima che nascessi perché mia madre era scozzese, e detesta anche te perché mi hai sposato. Non voglio che i nostri figli crescano così.”-

-“Ho parlato civilmente con Agata.”-

-“Civilmente, immagino! Ogni volta che le ho parlato ha potato tutti i rami del mio albero genealogico a colpi di bestemmie.”-

-“Oggi era diversa, mi è sembrata stanca…”-

Agata Perego sognava un posto al sole fin da bambina,
un posto lontano dal grigiore freddo e reumatoide del suo paesino in Piemonte. Era nata in un casolare con genitori, zii, fratelli, per un totale di 21 persone, due capre e una vacca, tutti sotto lo stesso tetto.
L’ Italia prometteva l’espansione coloniale in Africa, Agata pregava Dio per benedire la missione civilizzatrice di quelle terre selvagge.
Quella del 9 Maggio 1936 a Roma è una tiepida notte di Primavera, Benito Mussolini affacciato dal balcone di Palazzo Venezia, annuncia alla folla in delirio –“L’Italia ha finalmente il suo impero.”-
L’entusiasmo si propaga come una febbre verso ogni estremità della nazione, si arrampica fino ai paesi più lontani dalla capitale e contagia la diciassettenne Agata.
Agata sogna un posto al sole e lo raggiungerà. Poco importa se per farlo ha dovuto sposare Carlo Quaglia, un compaesano di cui non sa niente, se non che presterà le sue forti braccia all’edilizia del nascente impero in Etiopia. Poco importa se consuma la prima notte di nozze in un fienile a Condove, nauseata da quel corpo che la possiede alitandole il fetore di vino e pessimo tabacco.Poco importa, Agata chiude gli occhi e si concentra sulle illustrazioni dei giornali che celebrano il conturbante esotismo africano. L’attesa è un’apnea che dissipa le immagini di una vita miserabile.
Quando Agata riapre gli occhi, respira l’aria fragrante di eucalipto e gerani nel giardino della nuova casetta di Addis Abeba. Uno sciame di lucciole coreografa un comitato di benvenuto scintillandole intorno. Le iene ululano sulle Ambe circostanti. Il casolare in Piemonte è un incubo lontano.
Sulle lettere indirizzate alla famiglia, non manca di sottolineare che due sguattere etiopi lavano il bucato, cucinano e spolverano per lei.
Per le vie di Addis Abeba si fischietta “Africanina”, “Faccetta Nera”, “Vieni a Macallè” e altri inni fascisti, mentre a opera degli italiani sorgono ordinate strade, scuole, ponti, ferrovie, opifici, chiese e cinema.
Agata benedice l’ Abissinia come la prodigiosa conferma di un disegno celeste. Ignora che il suo luminoso posto al sole è stato conquistato con 300 tonnellate di gas tossico sulla popolazione inerme, corrosa viva dall’iprite. Ignora le deportazioni, gli stupri, le mutilazioni, i genocidi compiuti da quegli “italiani brava gente” contro gli africani. Ignora l’esistenza dei lager fascisti di Nocra e Danane, dove i detenuti soccombono agli stenti divorati dai vermi, ignora il Piano Regolatore di Addis Abeba, modello di separazione razzista precursore dell’apartheid. Ma soprattutto, Agata ignora che dietro a quel posto al sole si celano tutte le fragilità di un grottesco, amatoriale, tardivo, scimmiottato impero coloniale, destinato a fallire dopo cinque miseri anni.
Giugno 1940, Mussolini entra in guerra contro l’Inghilterra.Si combatte anche nelle colonie in Africa. Dopo i primi tiepidi ruggiti, la resistenza italiana contro l’avanzata britannica rasenta il tragico per disparità di mezzi. Come ingenui orfani di una madre collassata, braccati dalla morsa albionica, stoici battaglioni attendono il supporto dalla patria.
Il 17 Maggio 1941, il Duca Amedeo di Savoia Vice Re d’Etiopia si arrende sull’Amba Alagi consegnandosi agli inglesi.Ottiene l’onore delle armi. Morirà un anno dopo in una prigione di Nairobi.
Tramonta mestamente il sole sull’impero fascista.
I soldati italiani ripercorrono le strade costruite con entusiasmo e fedeltà come schiavi sgomenti.
Agata Perego detesta le bandiere britanniche che adombrano il prestigio littorio, ma rifiuta di salire sulle navi bianche della Croce Rossa dirette in Italia.Preferirebbe morire piuttosto che rivivere la depressione reumatoide del casolare in Piemonte.
Migliaia di connazionali vengono deportati dagli inglesi in Kenya, Sudafrica, Egitto e Rhodesia. Agata e Carlo sono tradotti su una nave che da Massaua raggiungerà una destinazione “oltre il Canale di Suez”. L’accecante torrido bagliore di Massaua,la Perla del Mar Rosso, sarà l’ultimo ricordo luminoso di Agata. Sul ponte della nave prigione, una sventurata compagna di viaggio scalza e cenciosa le sussurra
-“Oltre il Canale di Suez potrebbe essere Nuova York. Un mio cugino ci è andato Lì i grattacieli sono più alti della casa del fascio.”
Agata chiude gli occhi vinta dalla stanchezza e dalla calura soffocante. Sconfitta da un disegno celeste incomprensibile, nessuna illustrazione dall’esotismo confortante le sovviene. Le parole della scalza sventurata si distorcono come un gemito nel sonno. Massaua si dissolve nel caleidoscopio di fisionomie tra le voci concitate, nella bipolare eleganza arabo sabauda, con l’odore della salsedine speziata al berberè; lasciando nella donna una presentimento di angoscia, di irreparabile distacco dalle cose vive.
Dopo 60 giorni di navigazione quel generico “oltre Il Canale di Suez” è svelato.
I grattacieli di New York non compaiono all’orizzonte.I passeggeri vengono scaricati nel Colinshire, un possedimento inglese nel nord dell’Atlantico, dove serviranno come manodopera gratuita.
Sbarcata su un’isola sconosciuta e battuta da una pioggia violenta, intontita nell’inferno di urla disperate fra migliaia di profughi dalle colonie, per Agata il sole somiglia a un’effimera bugia, inghiottita dai flutti di un oceano gelido.
Anno 1945, terminata la Guerra, l’Italia in macerie dimentica di reclamare i profughi del Colinshire…Gli italiani delle colonie vivranno confinati ai margini di una società britannica isolata in mezzo all’Atlantico.
Carlo Quaglia incolpa sua moglie di averlo condannato a quel posto rinnegato dal mondo. Quotidianamente, dopo aver affogato i turbamenti nell’alcol, la punisce con spinte e schiaffi. Carlo fu trovato morto da un pescatore ai piedi della scogliera di Prince George, si dice abbia perso il senso dell’orientamento nel buio della campagna.
Torniamo a quel Martedì del 1990, sette giorni dopo l’ episodio della caramella. Questa la sequenza, mia madre nel soggiorno del castello sentì l’eco dei passi avanzare nel corridoio, la porta si aprì, entrai io poggiando il libro del catechismo sul tavolo e le mostrai una caramella.
Lei –“Dunque, com’è andata?”-

-“Oggi Agata non mi ha offeso, poi ha tirato fuori le caramelle e ne ha data una anche a me!”-

-“Oh, finalmente! Vedi? Parlare civilmente tira fuori il meglio delle persone, Agata è una buona cattolica, e tu che pensavi ti odiasse. Ora dammi quella caramella.”-

-“Perché?”-

-“Che domande, devo assicurarmi non sia una fiala di cianuro!”-

Mio padre tornò al castello all’ora di cena, mia madre fece per dargli un bacio –“Abel, qualcosa non va?”-

–“Giù al villaggio dicono che Agata Perego si è suicidata.”-

Lei impallidì come la tovaglia sulla tavola.

Rivalutai ampiamente la visita fatta da mia madre alla catechista sette giorni prima. Il problema era stato risolto senza l’impiccio di scavare una fossa in giardino.

Le chiesi –“Ma quando una catechista muore finisce anche il catechismo?”-

Poi Melissa –“Mamma, glielo hai detto tu di uccidersi?”-

Infine , mio fratello John Marc –“Che forza!”-

Lei –“Cominciate a mangiare, torno tra qualche minuto.”-

Mio padre la seguì nella loro camera, le si sedette di fianco sul letto –“Stai bene?”-

-“Non lo so.”-

-“Cosa vi siete dette l’altro giorno?”-

-“Ero molto arrabbiata dopo quello che mi aveva raccontato Fax. Quando ha aperto la porta di casa Agata non ha detto una parola, ma mi ha fatta entrare. C’era tanfo di muffa e minestra, abiti stesi ovunque, un materasso umido poggiato contro il muro. Le ho chiesto, lei vive qua?”-

E lei –“No, è la villa delle vacanze…Non gradisci l’arredamento signora duchessa?”-

-“Agata, non voglio litigare ancora. Lei sa benissimo che sono nata nella casa in fondo a questa via. Perché è così difficile credere che siamo delle persone oneste?”-

-“Cosa mangerai stasera al tuo castello?”-

-“Del pesce…”-

-“Io mangio una zuppa di patate annacquata. Sai cosa ho mangiato ieri? Zuppa di patate. E indovina cosa mangerò domani! Cosa ho fatto di disonesto io? Vivo come se fossi morta, sono morta la notte che quella nave mi ha abbandonata su questo schifo di isola, siamo tutti morti, nessuno sa chi eravamo prima, a nessuno è mai interessato niente di noi. Vedo tutti i giorni quel castello sulla collina con la sua bandiera inglese bugiarda, e quando mi trovo davanti tuo figlio mi chiedo perché Dio ami voi e non me.”-

-“Non siamo delle cattive persone e non siamo degli insensibili, che lei ci creda o no. Le sue umiliazioni feriscono Fax, lo ignori piuttosto, ma non usi le preghiere per mortificarlo. Come può dire a un bambino che Dio non lo ama?”-

–“Basta, basta, non voglio ascoltarti…”-

–“Non ho niente da offrirle Agata, e non ho intenzione di comprare il suo rispetto. Se è convinta che non vedere Fax al catechismo la renda una donna più felice, allora smetterò di mandarcelo. Ma mi addolora sapere che nutre del rancore verso Dio.”-

Agata cadde seduta su una sedia del desco nascondendo il volto fra le mani, poi con gli occhi chiusi si massaggiò le tempie.

Selva fece per andarsene, quando Agata, placata -“Tua madre Rachele era con me su quella nave. Ti ha mai raccontato quanta luce c’era in Africa?”-

-“Si, spesso, ma i ricordi adesso le fanno più male.”-

-“Addis Abeba significa nuovo fiore. Quanto amavo il sole, il profumo dell’aria. Nel pomeriggio la luce filtrava dalle persiane chiuse, mettevo un vinile sul grammofono e danzavo in sottoveste nella mia camera. Non ero una brava danzatrice, ma dopo aver raggiunto un posto in Africa tutto sembrava possibile e sognavo di esserlo. Non immaginavo che l’Impero sarebbe crollato. Ho smesso di danzare da allora. Qui la tundra è così deprimente…Puoi stare tranquilla, non offenderò più Fax.”-

-“Grazie Agata.”-

-“Almeno di me si potrà dire che ho ricevuto una visita della duchessa a domicilio.”-

–“Mi spiace deluderla, ma nessun titolo nobiliare!”-

-“Oh lo so, ma vi prendiamo molto in giro.”-

Dopo aver distribuito le caramelle agli allievi del catechismo, Agata aveva preso il giradischi dalla sacrestia. Arrivata a casa si spogliò per rimanere in sottoveste. Vuotò due flaconcini in un boccale di ceramica mescolati a tre cucchiai di zucchero. Pose sul giradischi l’ unico vinile che possedeva, “Aprite le finestre” di Franca Raimondi, sollevò il bicchiere colmo, reclinò il capo indietro e trangugiò quel miscuglio dolciastro. Poi iniziò a danzare.
Agata Perego fu prontamente sostituita da una “nuova” catechista, Sorella Ippolita da Tripoli, affetta da borsite dell’alluce, fottutamente sorda, di età indefinita fra i 95 e i 130 anni, sopravvissuta a malaria, colera e difterite.
E’ Martedì pomeriggio, mia madre nel soggiorno aiuta Melissa con i compiti di matematica, l’eco dei passi avanza dal corridoio, la porta si spalanca, entro io, lancio il libro del catechismo che plana sul tavolo e precipita sul pavimento
–“Io non ci vado più al catechismo cattolico! La odio quella suora, perché non posso essere anglicano?”-

Selva, preda di un reflusso gastrico psicosomatico –“Fax, raccogli subito il catechismo! Cosa è successo stavolta?”-

-“Sorella Ippolita mi ha fatto ripetere dieci Eterno Risposo in ginocchio. Dice che Agata è morta per colpa nostra e che stermineremo tutti gli italiani.”-

–“Oh no, ti prego…”-

Melissa –“ Mamma, non puoi far morire anche quella suora? “-

–“ Melissa, Io non ho fatto morire nessuno!”-

-“E allora io domani non ci vado al catechismo, Sorella Ippolita sgriderà anche me!”-

Io –“Però Agata l’avevi convinta, non puoi almeno parlarci?”-

Melissa- “E’ vero mamma, non puoi?”-

Mia madre esitava, guardò me negli occhi, poi guardò Melissa, sospirò, sorrise nervosamente e –“Congratulazioni bambini!”-

–“Per cosa?”-

–“Per la vostra conversione anglicana!”-

–“ Possiamo diventare anglicani?!!”-

-“ Potete diventare tutto pur di non farmi avere una suora sulla coscienza…”-
CONVERSIONI (parte1) tratto da “A life in a Fax” di Fax Mac Allister Copyright ©
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Autore: Fax Mac Allister

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