Ken, il Barbie maschio

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Mi chiamo Fax Jeremy Mac Allister. Abito in un castello ma non sono ricco,

ho un cognome scozzese ma un aspetto mediterraneo.

I miei genitori hanno sempre pensato che fossi un bambino strano.

I miei genitori sono quelle persone che hanno scelto di registrarmi “Fax” alla anagrafe.

Sono cresciuto nel Colinshire dove abitano inglesi e italiani che si detestano, ma concordano su due questioni :

1 Chi gioca a calcio è un figo al Wembley Stadium come a San Siro.

2 Un omosessuale è FROCIO lungo le sponde del Tamigi come sulle rive del Tevere.

Froci senza frontiere.

Siamo nel 1988, ho 6 anni, è un tardo pomeriggio d’Estate. Non piove.

Rara occasione per un barbecue nel giardino del castello.

L’ uomo italo inglese che attizza le braci sotto la griglia con il mantice, è Abel Mac Allister, mio padre. La donna italiana che apparecchia la tavola sulla piazzola di laterizio, attenta che il bambino poco distante non calpesti le rose bianche, è Selva Maneri, mia madre. Il bambino che calcia il pallone in cuoio, minacciando l’integrità delle rose bianche, è John Marc Mac Allister, mio fratello grande. La bambina seduta su una sedia della tavola che mia madre apparecchia, punita per aver segato le tette della Barbie con un coltello da cucina, è Melissa Mac Allister, mia sorella piccola. Il bambino che rovista di nascosto nel bidone dei rifiuti, per recuperare le tette asportate alla Barbie da sua sorella, sono io, Fax Mac Allister.

Colui che invece sta sodomizzando il suo amico, proprio vicino alle rose bianche, sotto il naso della famiglia, è Oliver… il nostro gatto.

Sì, nel tardo pomeriggio di una rara, soleggiata giornata è chiaro che per la mia famiglia, come nel resto della Contea, due maschi NON devono cercare incastri fra i loro corpi. È sbagliato senza eccezioni, gatto incluso.

L’amico che Oliver sta cavalcando è Whisky, il gatto degli Sloan.

Whisky inizialmente oppone resistenza, poi abbassando le orecchie e socchiudendo gli occhi, sembra non passarsela così male sotto Oliver.

Il gatto dei Mac Allister ha pubblicamente fatto coming out, mentre il suo amico si mostra orgoglioso della sua passività.

Selva Mac Allister, sopraffatta dalla foga con cui Oliver ci dà dentro, lancia un grido di soccorso verso suo marito Abel, il quale gettato il soffietto sul prato, impugnato l’attizzatoio, si dirige aggressivo verso i due amanti felini. La bambina in punizione salta divertita sulla sedia, il bambino con il pallone di cuoio smette di calciare, l’altro bambino, recuperata una sola delle tette in plastica urla –“ Non lo picchiare!”-

Tutti si voltano verso me. Imbarazzato nascondo nella tasca dei pantaloni uno dei piccoli seni di Barbie, e confermo con tono più moderato

–“Non fargli male.”-

Nel frattempo i due sodomiti si sono separati e fuggono.

Mio fratello, presa la mira, con un calcio al pallone colpisce Oliver.

Gli grido di smetterla.

Lui–“E perché? Sei come loro?”-

Mio padre interviene infastidito brandendo l’attizzatoio verso John Mark

–“Non dirlo neanche per scherzo!”-

Poi raccoglie il mantice e aggiunse perplesso –“ Ci mancava il gatto finocchio…”-

Nel corso della cena, mia sorella vanifica il tentativo di censurare la questione

–“Quindi Oliver e Whisky sono fidanzati?”-

Mia madre- “Non dire stupidaggini, sono due maschi!”-

-“Neanche due femmine possono allora?”-

Mia madre –“Certo che no…Melissa le carote vicino alla tua carne non sono una scenografia decorativa, le devi mangiare.”-

-“Allora perché la mia Barbie non può diventare maschio?”-

Mio padre –“Ma cosa stai dicendo?”-

-“Ogni volta che faccio un matrimonio si sposano due femmine. Mi serve Ken, il Barbie maschio.”-

Mio padre –“Tu hai mutilato e rasato a zero la tua bambola per farla diventare un maschio?”-

Mia sorella, ovvia –“Certo! Voi dite che non si può se sono due femmine…”-

Mia madre, seccata –“Questo non ti autorizza a rovinare i tuoi giochi. Non hai rispetto per niente e hai preso di nascosto un coltello dalla cucina. Le tue bambole sono sequestrate per un mese.”-

Melissa, affatto turbata –“Delia Berry ne ha due di Barbie maschi e sua mamma le ha comprato anche i vestiti.”-

Mia madre spazientita –“Ti decidi a finire quelle carote?”-

Mio padre –“Non mi piace che Oliver faccia quelle schifezze davanti ai bambini. Dobbiamo tenere lontano il gatto degli Sloan.”-

Mia madre –“Spero che non abbiano fatto porcherie davanti a Teresa Sloan. Domani tutto il villaggio saprebbe che il nostro gatto è un pervertito.”-

Mio padre –“Beh, chi se lo faceva infilare era il loro gatto, non il nostro…”-

Subentro io – “Ma dove glielo infilava?”-

Prima che John Mark possa rispondere, mia madre, spossata dalla conversazione, esclama isterica –“Che bravo Fax! Tu hai mangiato tutte le verdure. Per dessert ho preparato il tiramisù…”-

Quando Oliver torna al castello, Abel e Selva Mac Allister lo seguono con sguardo crucciato, quasi si aspettassero le sue scuse, o un’espressione contrita sul muso striato bianco e rosso.

Tutta la felina giocosità apprezzata è svanita nel tempo di un coito interrotto.

Mia madre, nella sua consueta visione apocalittica della vita vaticina:

-“È un gatto vagabondo e strano, causerà dei problemi a questa famiglia, non mi va che salga sulla poltrona.”-

Oliver, imperturbabile, davanti all’infausta predizione si lecca le palle e continua a rasparsi il pelo.

Se quella di mio padre e mia madre voleva essere un’azione dimostrativa pedagogica, sappiate,  fu un fallimento. Io ero confuso per la loro improvvisa mancanza d’affetto verso il gatto di casa, Melissa aveva incollato in mezzo alle gambe della Barbie la tetta recuperata dai rifiuti, John Marc aveva fabbricato una fionda per colpire Whisky, mentre Oliver continuava a frequentare e suppongo montare il suo amico.

Quella stessa Estate ai due adolescenti italiani di Gardar, sospettati di essere amanti, venne ricordato quale fosse il sentimento comune, con la scritta “FROCIO” verniciata sulla casa dei genitori di uno, e “FAGGOT” incisa con un chiodo sull’auto della famiglia dell’altro.

Il giorno seguente, alcuni curiosi osservavano la padrona di casa ridipingere silenziosa il muro, umiliata.

“La madre di un frocio non è una buona madre”. Una certezza popolare nel Colinshire, come l’aceto che scioglie le incrostazioni di calcare o il miele cornico per lenire l’irritazione faringea. Ma sono sempre i figli degli altri ad essere froci.

Ne era convinta Hylda Walker, moglie del borgomastro.

I Walker erano stimati conservatori della piccola comunità.

Una raffinata, onesta e stimata signora, mai potrebbe crescere un figlio frocio.

Sì, Hylda ne era proprio certa. Di cosa sarà stata certa, la mattina che vide suo figlio pendere dal luccicante lampadario di cristalli, nella sala del pianoforte? Il giovane Walker si sentiva equamente frocio e faggot, e conosceva l’irremovibile posizione della mamma in merito alla faccenda.

Prima di infilarsi un cappio al collo, il sedicenne scrisse un biglietto di scuse e commiato, perché sapeva quanto i suoi genitori apprezzassero le buone maniere.

Nella mia famiglia, l’unica a non aver mai pronunciato aneddoti omofobici da caserma, è mia nonna Laura.

La scalinata che collega i nostri appartamenti nel castello è da sempre la mia salvezza.

Non c’era dramma infantile che non si fosse arrampicato lungo quella rampa per arrivare a lei. Come quando non avevo il coraggio di dire a mia madre che il suo ciambellone farcito era ributtante, perché l’uva sultanina mi ricordava le caccole di naso.

Laura Mac Allister conosceva la soluzione a qualunque tragedia, anche se spesso caldeggiava scelte che io speravo di evitare, tipo confessare prima che l’uvetta scomparsa riemergesse a galla nel water.

Nel Dicembre dell’ottantotto i miei genitori cominciarono a porsi qualche domanda su di me, leggendo le lettere indirizzate a Santa Claus.

Chiesi per Natale i mini pony profumati con le ciocche colorate da pettinare.

Mia madre obiettò –“E’ un giocattolo per bambine!”-

E io –“Ma a me piace.”-

Lei, diplomatica –“Ma Fax, Babbo Natale ha diviso i giochi per maschietti e femminucce. Se lui porta a te i mini pony, qualche bambina rimarrà senza regalo.”-

In quell’istante pensai che anche quella stronza di Giuditta Locatelli della mia classe aveva chiesto i mini pony per Natale.

Ipotizzando che a rimanere senza regalo fosse lei, risposi –“Non mi importa, voglio i mini pony arancioni.”-

Prima che potessi precederla, mia madre salì la scala che conduce ai nonni per allarmare sua suocera –“So che Fax domani ti esporrà il problema. Ti prego Laura, convincilo a desistere dai mini pony profumati. Forse Abel un giorno accetterà l’idea che suo figlio non ami il calcio, ma non siamo pronti ad affrontare cavallini con le ciocche rosa e viola…”-

Mia nonna si diresse verso l’abete addobbato nel drawing room da cui sfilò un cartoncino colorato a pastelli –“È la letterina di Melissa, nostra nipote, tua figlia. Chiede a Babbo Natale un fucile ad aria compressa. Risolvimi questo problema e io ti archivio i mini pony.”-

Santa Claus mi portò He Man, il modellino di un guerriero palestrato, pettinato con un caschetto biondo, che indossa un succinto top. Lo amavo e ci dormivo insieme.

I miei genitori, pur non essendo sostenitori dei giocattoli inutili, erano orgogliosi di aver infuso la mascolinità di cui ero deficitario.

Ottimo lavoro…come impedirmi di pettinare cavallini profumati, distraendomi con i Village People.

Pochi mesi più tardi, mia madre rivolta a mio padre

–“Hai dato tu un cucchiaio di legno a Fax?”-

Lui, fiero –“SÌ, credo voglia fabbricare la spada di He Man.”-

Lei, disillusa -“Quel cucchiaio ora ha un fiocco sul manico, è la bacchetta magica dell’Incantevole Mami. L’ ho sorpreso in giardino che tentava di trasformarsi.”-

Mio fratello John Marc seguiva in tv “Hip Hip Urrà”, una serie animata giapponese con protagonisti due aspiranti calciatori. Io seguivo “L’Incantevole Mami”, una serie animata giapponese con protagonista una bambina dai capelli blu che si trasforma in una cantante adulta.

L’arrivo di He Man era stata una ventata di novità nell’angolo delle bambole di Melissa. Prima di allora gli scenari erano quelli di un club lesbo, matrimoni fra donne, femmine infilate nello stesso letto e baci saffici.

Concessi di far sposare He Man con Barbie, per tutelare la conservazione della specie umana.

Rassettando la camera di sua figlia, Selva Mac Allister scorse il guerriero nerboruto, accomodato a un simposio di nozze tutto rosa.

Lo prese in mano e guardandolo negli occhi sussurrò –“Sei un fallito, lo sai?”-

Due colpi di spolverino e lo riaccomodò al convivio.

Ken, il Barbie maschio sognato da Melissa, giunse per il suo ottavo compleanno da parte dei nostri zii, versione tennista. Il primo dettaglio che captai furono i suoi abiti. A differenza di He Man che è un blocco di plastica unico, Ken può denudarsi e cambiare look. In un momento di generale distrazione gli tastai le braghe.

Si percepiva una leggera protuberanza. Approfittando di una tappa di mia sorella al bagno, chiusi a chiave la porta di camera e sfilai i pantaloncini al nuovo amico.

Ken rivelava un leggero, appena accennato dosso, differente dal piattume inguinale di Barbie. E come ignorare Ken, che con le braghe abbassate, affatto turbato della mia curiosità, continuava a sorridermi smagliante?

KEN, IL BARBIE MASCHIO  – Fax Mac Allister – Copyright ©

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Autore: Fax Mac Allister

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